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Mosaicismo embrionale e sviluppo normale - Commento

 

 

Il recente studio di Bolton e collaboratori “Mouse model of chromosome mosaicism reveals lineage-specific depletion of aneuploid cells and normal developmental potential” desta particolare interesse sia per aspetti fondamentali della biologia dell’embrione, sia per le possibili implicazioni cliniche. Gli autori sono riusciti innanzitutto a generare un modello murino alquanto utile e versatile per studiare l’effetto delle aneuploidie sullo sviluppo preimpianto. Utilizzando infatti un agente (“reversine”) in grado di inibire una funzione cellulare che contribuisce a ridurre gli errori di segregazione cromosomica, è stato possibile indurre uno stato di aneuplodia in embrioni di topo di 4-8 cellule. Anche grazie a tecniche di live-cell imaging, ciò ha consentito di accertare che una condizione di aneuploidia determina durante il passaggio da blastocisti precoce a blastocisti tardiva una riduzione del numero di cellule sia nel trofectoderma, sia nella massa cellulare interna, a dispetto di una morfologia embrionale inalterata. Un altro dato interessante dello studio si riferisce agli embrioni mosaico, ossia costituiti da cellule euplodi e aneuploidi. In tali embrioni, costruiti nel lavoro di Bolton e colleghi tramite tecniche micromanipolative partendo da pool di blastomeri di embrioni euploidi e aneuploidi, si è osservato che le cellule aneuploidi destinate a formare la massa cellulare interna, ma non il trofectoderma, tendono ad essere selettivamente eliminate tramite apoptosi, oltre a subire probabilmente una relativa riduzione numerica durante lo sviluppo per effetto di una cinetica di divisione più lenta. Tuttavia, l’aspetto più interessante dello studio riguarda la capacità di sviluppo degli embrioni mosaico. In tali embrioni, a patto che la proporzione di cellule euploidi sia almeno del 50%, l’impianto e lo sviluppo a termine si verificano con una frequenza apparentemente inalterata. Le possibili implicazioni per la procreazione medicalmente assistita sono ovvie, considerato che nei trattamenti di preimplantation genetic screening (PGS) gli embrioni mosaico non sono solitamente utilizzati. Naturalmente, lo studio dovrebbe essere interpretato con cautela, considerate le importanti differenze tra il modello murino e la specie umana che non sempre consentono di trasferire alla medicina e conoscenze acquisite nel laboratorio di ricerca.

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